LA VENDETTA
DI
UN ATTORE SCHIZOFRENICO

INTRODUZIONE
Il mio racconto nasce con una premessa: non devo fare lo scrittore, e questo è un vantaggio per coloro che desiderano dare voce al proprio disagio.

Il mio disagio, è quello di non essere stato un attore politicizzato in questo paese

 questo si cela nell’interstizio dello schermo quando si assiste al film, e si disvela mediante l’esercizio interpretativo di chi legge questo breve racconto.

Ma, il sacrificio con il quale ho portato a termine il mio film “schizofrenia di un attore” in condizioni proibitive, potrebbe rappresentare un incoraggiamento per coloro che desiderano esprimere le proprie idee in uno spazio libero e indipendente

LA MEMORIA EMOTIVA DELL’ATTORE
A sei anni (1951) mi stropicciavo il volto di nero con la carta carbone per sembrare Othello, quella copiativa, che si usava una volta per scrivere a macchina. La tenda della camera da letto di mio padre fungeva da sipario, dal quale uscivo per esclamare con enfasi “desdemonia” invece di “Desdemona.

La soluzione della carta carbone in assenza di trucco per sembrare Othello, all' età di sei anni, quando non esisteva ancora la televisione, erano segni inequivocabili della “vocazione” di un attore.

IL CANTO DEL CIGNO
Quando cala il sipario sulla vita di un attore, il flusso della sua grande energia si condensa in una malinconia infinita…..io, per ragioni familiari e di salute, dovetti smettere a 35 anni.

IL MAL D ”ESSERE” DELL’ATTORE
Un male oscuro ordiva piani di distruzione dentro e contro di me. Per non soccombere sotto quella tempesta dell’anima, scrissi la sceneggiatura del film e la depositai alla siae (ente per i diritti d’autore). Intanto con i proventi dei miei lavori alla radio svizzera italiana, mi consentivo viaggi in Inghilterra, dove mi recavo per incontrare mia figlia che aveva dieci anni. Ci separava una linea lunga di duemila chilometri e l’amarezza dei nostri brevi incontri. Lei, piccola, in Inghilterra, si offriva con rassegnazione al destino, ed io a Roma dove spesso, senza fissa dimora, attendevo l’alba sotto il cielo stellato.

Dopo la notte trascorsa sul freddo giaciglio d’asfalto, i cagli del mio sangue, aggraticciati nelle gambe, si scioglievano al tiepido sole del mattino d’inverno a Roma

UN VUOTO A PERDERE
In quel periodo conobbi una ragazza che produceva birra, famosa per l'etichetta con il baffo mellifluo: credetti di riempire con lei il vuoto affettivo in un momento difficile della mia vita e invece, dopo mesi di forti emozioni, mi accorsi che scambiò il mio amore per un vuoto a perdere
e non la vidi più. In compenso sono diventato astemio, e non "bevo" più!
Una sua amica, figlia di un noto "pruritologo" che appare in tv, mi disse che voleva imparare l'arte della creatività, (come se ciò fosse possibile) e si offrì, per trascrivere a macchina, la mia sceneggiatura che avevo appena terminato di scrivere a mano. Mi accorsi, che scambiava l'ortografia della scrittura per un terreno seminato di ortaglie grammaticali. Oggi, dopo anni di militanza presso l'ortivo di Rai tre, mi dicono che la ortocultrice, semina films con i proventi dell'ignaro utente.

L’INIZIO DELLE RIPRESE
L’elettronica non si poneva ancora come alternativa valida alla pellicola e quindi dovetti comprare della pellicola da 16 mm. Con una troupe ridotta ai minimi storici (io e l’operatore, amico, Maurizio Centini) iniziammo le riprese.

Già la prima scena si presentava complicatissima per ragioni tecniche, economiche ed organizzative:

  1. Bisognava fare incrociare due  tram al centro dello schermo che partivano da  direzioni opposte,  per aprirsi poi come un sipario sull’attore,  che stava seminudo al centro della strada.
  2. Chiedere al personale di allora (atac 1984) di interrompere il servizio pubblico su quella linea e di lavorare gratis per il film.
  3. Ottenere dai passeggeri del due tram la loro disponibilità a tempo indeterminato  senza per questo,  ottenere alcuna ricompensa

Oggi , mi sembra una follia che mette i brividi solo se ci penso. Eppure, in quel momento, sentivo forte l’impulso di liberare le briglie per raggiungere la meta. Mi presentai nell’ufficio del direttore generale dei trasporti pubblici di allora, a Roma.  Mi chiedo: cosa avrà pensato quel signore così tranquillo, quando si è trovato davanti una richiesta  presentata in quel modo così... informale ? In seguito, mi è ancora capitato di ottenere autorizzazioni impossibili.. Ricordo, che per effettuare le riprese a mare di notte e d' inverno, poche ore prima di girare quella scena con la gente nell’acqua, venni informato, con notevole ritardo però, che l’arenile e lo specchio d’acqua circostanti, teatro delle riprese, erano sotto sequestro e chiusi dalla magistratura con i sigilli. Un signore presente quella mattina all’incontro con il magistrato, mi disse in seguito, che per la nota intransigenza di quel giudice e per il divieto assoluto della rimozione dei sigilli che prevede la legge, io potevo ritenermi miracolato.

LA NOTTE
Prima di effettuare le riprese, il film lo devi avere già montato nella testa. E’ fondamentale avere un percorso da seguire. Solo nelle fasi successive, soprattutto al montaggio , il regista inventa, cambia, aggiunge, toglie, e crea il ritmo.  Prima delle riprese, disegno uno story bord delle sequenze e dei caratteri somatici dei personaggi,poi li faccio scorrere  nella mente come sopra uno schermo, per una prima valutazione sulla lunghezza del testo da adattare all'immagine…

Anche per i piccoli ruoli ho cercato gente particolare che mi desse una emozione: giravo da solo per le strade di notte e nei locali di Roma. Di notte, hai una visione retrospettiva delle persone che incontri , e fù proprio di notte che incontrai Maria Halle,una giovane ragazza svedese, molto bella, che scelsi per sostituire l’attrice, resasi irreperibile, ancora poche ore prima di girare le sue scene.

Quella ragazza straniera, generata dal caso, mi disse che lavorava come governante presso una famiglia in una casa dei Parioli, frequentata da una attrice italiana molto conosciuta, con la quale aveva creato una stretta amicizia. Superate le prime giustificate incertezze, Maria accettò la parte e il mattino seguente si presentò sul set puntuale come una vera professionista.

IL MISTERO DI MARIA HALLE
La prima volta di Maria davanti all’obiettivo di una cinepresa, fù una esperienza positiva per entrambi. Io, creai preventivamente le premesse per agevolare il suo compito e lei, Maria, rispose con una tensione drammatica sorprendente per una esordiente che non sapeva ancora di essere un’attrice.

Una sera al ristorante, il discorso cadde ancora sulla famosa attrice italiana: in quel  caso però, le sue parole furono come gocce di veleno inoculate nelle mie orecchie con diligente perfidia. L’improvvida governante, con quella sua partecipazione al mio film,  aveva naturalmente provocato nella "professionista" un naturale interesse e le fece leggere il soggetto che io le avevo dato la sera prima di girare la sua scena.

LO STATO DELLE COSE
Mi ritenevo abbastanza soddisfatto dopo aver visionato il materiale girato nonostante tutto. Ma dove e come reperire altra pellicola? La 35 mm costava troppo e la 16 non era facilmente reperibile. In attesa che il vento girasse a mio favore, nel frattempo facevo girare la sceneggiatura e i pochi minuti di materiale che avevo girato, presso enti e produzioni. Mi posi come obiettivo anche quello di attivare il meccanismo per arrivare al famigerato articolo 28 (finanziamento pubblico ad un opera prima) sul quale è preferibile stendere un velo pietoso se non si hanno i santi in paradiso .

L’AMBIGUO FUNZIONARIO
Una mattina ero nell’ufficio di un ente pubblico importante e stavo facendo leggere il mio film ad un funzionario che aveva ampi poteri decisionali sulla scelta di opere da realizzare in appalto con la Rai, che avrebbero poi dovuto determinato la scelta dei nuovi autori ai quali affidare le sorti della cultura del nostro paese. A parte la parentesi sarcastica che mi sono concesso, ebbi l’impressione che al “dottore” l’idea del mio film piacque, ma pose alla base di un eventuale accordo, la condizione per me inaccettabile di rendere più commerciabile la storia. Lui mi invitò a riflettere prima di decidere e tenne la mia sceneggiatura nel cassetto della sua scrivania.

IL PLAGIO
Trascorsero i mesi da quelle riprese e a parte la parentesi con il funzionario, non era accaduto più nulla. Io scrutavo con la solita passione il sorgere di nuove opportunità e nel frattempo trascorrevo le serate in compagnia di qualche amico attore nei cinema d'essai o a discutere del disagio di tanti bravi colleghi  non politicizzati, che stavano scomparendo dal giro. E fù proprio al cinema una sera, dopo pochi minuti dall’inizio del film, che vidi compiere lo scempio: il mio film, realizzato con i soldi di quell’ente che a me furono negati, e lei, l’ attrice famosa amica di Maria , la protagonista.

LA VENDETTA DI UN ATTORE SCHIZOFRENICO
L’ effetto plagio fù lapidescente sul mio morale e sulla volontà di portare a termine il film. E’ difficile riprendere in tali circostanze, qualcosa a cui si è lavorato con tanta passione tanto tempo prima. Ma il solco di rabbia, scavato dal desiderio di vendetta, agitava i miei umori del corpo e dell’anima. E così, servendomi dei vantaggi che offre oggi l’elettronica , ho superato quell’abuso dell’uomo con la facoltà determinata dalla natura vincente. Si potrebbe dire, mentre scrivo, che tutti i furori dell’anima corrono nelle mie vene e invece, credo nella elegia del dolore come esempio appassionato per me e per tutti coloro che desiderano trovare la forza di reagire e di agire.

Il film lo portai a termine in condizioni di estrema difficoltà. Il progetto iniziale prevedeva un impiego di mezzi ad alta tecnologia ed una grande forza organizzativa,  mentre io ero da solo e come unico supporto tecnico,  la MDP sulle spalle  mie o dell'operatore dii turno, senza nemmeno un cavalletto dove poggiarla  per le riprese fisse.

Se l’idealismo che risiede nella volontà dell’uomo è tramontato , oggi posso dire però che io c’ero, e con me anche tutti coloro che hanno vissuto quella mirabolante avventura, ai quali va il mio affetto e la mia profonda gratitudine

Buona visione

Franco Garofalo

 

 


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